La Guzzi nel cuore
di Luigi Rivola | Postato in Senza categoria
Un Guzzista di 81 anni mi telefona e mi parla del suo amore per la Casa di Mandello e afferma che la chiave del suo rilancio risiede nella riscoperta della filosofia dei fondatori
Qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata in redazione da parte di un lettore particolare, uno di quelli che tanti moderni manager dell’industria motociclistica (ma anche automobilistica e di altri generi) dicono di tenere nella massima considerazione, mentre in realtà darebbero loro fuoco molto volentieri.
Il lettore in questione, che chiamava da Savona, ha esordito con queste parole: “Sono un motociclista di ottantun’anni e un grande appassionato di Moto Guzzi”.
Voleva inserirsi in una discussione di cui aveva letto sulle pagine che Dueruote dedica mensilmente al Forum di Motonline, una discussione sulla Guzzi e sulle recenti politiche commerciali e produttive della Casa di Mandello.
“Per me la Moto Guzzi è un amore antico – diceva – conosco la sua storia, che non ha paragoni, e mi chiedo se gli attuali manager la conoscano. Se la conoscessero, per salvare la Guzzi di oggi basterebbe che guardassero indietro e riproponessero uno o più dei tanti fenomeni che la Guzzi ha prodotto, ma non creando una moto per nostalgici, bensì progettando un modello attualissimo che possa figurare davvero come il proseguimento coerente della storia dell’azienda”.
Di appassionati come questo anziano lettore ce ne sono tantissimi e non solo da settant’anni di età in su. D’altra parte, considerando come è stata gestita e che cosa ha proposto l’industria di Mandello negli ultimi trent’anni, non esiste altra giustificazione possibile alla sopravvivenza di questo marchio, se non un amore quasi incondizionato da parte di chi ha continuato ad acquistare le sue moto anche quando altre motivazioni razionali non ne esistevano proprio.
Questo è uno di quei lettori che facevano venire l’orticaria al direttore commerciale della Guzzi e Benelli ai tempi di De Tomaso. Un giorno questo signore mi mostrò un pacco di lettere dicendomi: “Li vede? Questi sono “gli amanti traditi”, quelli che si lamentano perché la Guzzi a loro parere non è più la Guzzi, perché la qualità è calata… Questi non hanno capito che oggi una motocicletta si deve vendere come il prosciutto da salumiere, altro che nostalgie…”.
Oggi i manager non sono più così: si mettono la divisa dell’azienda che rappresentano, parlano moltissimo di storia, ma la tengono in considerazione solo se si lega alle loro idee di marketing. Oppure la interpretano per renderla consona a queste idee.
Sapeste quante volte mi è capitato di sentirmi dire, quando facevo qualche obiezione su un nuovo modello: “Rivola, lei è un appassionato…”. E aggiungevano, facendomi capire che non intendevano offendermi: “E poi le cose cambiano…”, come dire: “Sei vecchio ormai, dovresti aggiornarti”.
Fu così all’apparizione della BMW C1, ed è andata come è andata. Ero un appassionato e un po’ vecchio già allora, ma l’errore di valutazione non fu il mio, bensì di quelli che con molta gentilezza mi facevano capire che ero un po’ “rinco”.
Non bisogna rifare i modelli del passato, questo no di certo, ma rifarsi a una passata mentalità vincente, con coraggio e lungimiranza, questa è la strada giusta. Il problema è che ormai ciò che manca, dopo tanti gravi errori, è il margine per poterlo fare.
22 Commenti »
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di stefanomecchia | 30 Luglio 2010 h. 12:11
D’accordissimo con il collega di 81 anni, Dio lo conservi a lungo. Per il rilancio, cominciamo anche dai giudizi dei giornalisti (oltreché dai dirigenti del marketing), là dove un difetto per un modello Guzzi diventa pregio per un modello giapponese o tedesco. Un pizzisco di nazionalismo in più non guasterebbe e non toglierebbe nulla alla serenità di giudizio che dovrebbe esprimere chi testa le moto. Chi vuol capire capisca.
di astore2009 | 30 Luglio 2010 h. 12:13
Ho venduto la mia Caponord (sono già pentito, anzi pentitissimo), dopo le ferie ho pensato di ritoranare al mondo Guzzi, sono stato di fatto felice possessore per parecchi anni di un Astore immatricolato per la prima volta nel 1948.
Al momento sono assalito da parecchi dubbi circa la Guzzi perchè non ho letto di novità in arrivo. Dei modelli oggi in offerta quella che oggi soddisferebbe maggiormente le mie esigenze è la Breva ma vedo che l’850 è praticamente uscita di produzione. Non volendo più impegnarmi con cilindrate importanti non so cosa sceglierò.
di gattostanco@libero.it | 30 Luglio 2010 h. 12:18
La Moto Guzzi ancora oggi riesce a fare dei miracoli, considerando gli errori del suo marketing
Listini sballati e non credibili (che allontanano però i potenziali acquirenti), economie di scala su particolari infimi che rovinano l’appeal di moto che invece sono già belle, divertenti ed affidabili (anche se pesantine), una rete di vendita rarefatta.
Eppure su una Guzzi ci sono tornato da poco e lo rifarei: la Stelvio, ad esempio, costa 5.000 euro in meno di un GS o di una Multistrada 1200 (a parità di optional)… e io mi ci trovo più che bene, anche per 12, 13 ore al giorno …altro che “stancante”, come scrivete sul listino di DueRuote
Sono d’accordo: se il Gruppo Piaggio ascoltasse un po’ di più i Guzzisti, forse Mandello potrebbe rinascere sul serio!!!
Lamps,
Giancarlo Gattelli
http://www.gattostanco.it
di raffaello550702 | 30 Luglio 2010 h. 12:39
Sono anche io un Guzzista, non ho 81 anni, ma 55 e condivido pienamente le parole del Signore di Savona. La Guzzi continua a sfornare delle repliche, solo nel nome, di moto come per esempio la V 7 Sport che negli anni settanta dava la paga a molitissime moto del Sol Levante. E’ veramente pietoso vedere quel nome portato NON da una nuova moto, ma da un v7 da 49cv, che viene ammirata soprattutto da miei amici di una certa età(65/70 anni)che volendo rimanere legati al Marchio, cercano però una moto leggera ed agile da guidare ed è deprimente vedere le nostre Forze dell’Ordine su delle BMW.
Infatti con tutti i materiali di oggi non si poteva fare una Stelvio un pò più leggera, oppure una Griso o una Breva? Comunque c’è da dire che i nuovi modelli si guidano benissimo e cominciano , seppur a fatica, a mietere proseliti anche di altre marche e questo sembra incoraggiante. Bisogna, secondo me, avere il coraggio di investire e di cambiare. Un lampeggio a tutti.
di gus0507 | 30 Luglio 2010 h. 12:46
Salve Rivola,
qualità e affidabilità sono le vie per una strategia vincente. Poi il posizionamento e il rapporto qualità prezzo.
Bmw e HD , oltre a Ducati, coi bicilindrici ci marciano da anni (con i listini che conosciamo).
Guzzi aveva una immagine che, specialmente per chi non è più uno sbarbatello, porta a ricordare modelli storici, di cui sono stato anche possessore ma che ho abbandonato per contare su una maggior affidabilità e un rapporto qualità prezzo più in sintonia.
Il travaglio industriale, la scomparsa delle commesse statali (ancora di salvezza in passato) e managers di dubbia capacità hanno portato a uno scadimento complessivo molto grave.
Non vedo Carli Talamo in giro purtroppo.
Lamps
Rob
di fabiofrattasi | 30 Luglio 2010 h. 12:56
non si poteva descrivere meglio l’attuale marasma che avvolge la casa di Mandello, io sono un innamorato della Guzzi e di anni ne ho 29 e non 81, ne possiedo 2 e con tenacia continuo a difendere un marchio solo ed esclusivamente per amore nei suoi confronti. Purtroppo rimane solo quello, perchè se vogliamo parlare di prestazioni, leggerezza, dinamicità, etc etc bisogna guardare altrove, e questo lo sanno tutti i guzzisti, ma la storia della moto Italiana per eccellenza va tutelata come un bene di valore storico culturale, e va rilanciata per il prestigio di cui si avvale da anni. L’alternarsi di grandi Manager e dott. del Marketing ha prodotto solo una crescente sfiducia, i loro investimenti miravano esclusivamente ad accorparsi a gruppi più forti sul piano della distribuzione e visibilità, se invece di puntare sugli aspetti esclusivamente amministrativi avessero puntato sul cuore che in tanti ancora batte per la casa di mandello, oggi la Guzzi sarebbe probabilmente di nuovo la casa di prestigio motociclistica Italiana. Nella speranza che la teoria della ciclicità della storia sia vera, attendiamo pazienti che la storia che vede come protagonista l’Aquila di Mandello si riproponga…
di Akela60 | 30 Luglio 2010 h. 14:24
Profondamente e totalmente d’accordo con quanto e’ stato scritto … ora come si fa a far capire a questi manager che piu’ che ragionieri devono essere degli industriali che sanno affrontare anche i rischi del mercato?
di andreagsf | 30 Luglio 2010 h. 14:27
Secondo me non è difficile (sì, lo so, forse “la faccio facile” come dice mia moglie): la Guzzi può essere la Harley-Davidson italiana semplicemente seguendo le orme della casa americana. Intendo mantenere modelli che abbiano un’impronta tipica, un “cuore” e aggiornarli il giusto per quanto riguarda la tecnologia. Non mi sembra che le H-D si vendano così poco, mi sembra invece che quando gli americani si sono snaturati e hanno fatto le Buell non hanno avuto lo stesso successo. Del resto, se giro logitudinalmente il motore di una California, non ottengo forse qualcosa di molto simile ad una Sporster? Buone ferie e buoni giri a tutti.
di massigym | 30 Luglio 2010 h. 15:14
Purtroppo i managers italiani sono abituati ad investire con i soldi dello stato.Non mettono nulla di loro ed i ricavi li portano all’estero invece di reinvestirli in azienda.Questo spiega i ” tradimenti” nei confronti degli appassionati.Comperare marchi italiani vuol dire acquistare prodotti di scadente qualità,talvolta inaffidabili e che si svalutano parecchio.Piacerebbe anche comperare italiano ed a volte l’ho pure fatto pagando di tasca mia la fiducia riposta erroneamente in chi fabbrica moto e auto.Mi spiace davvero per le maestranze che lavorano nelle fabbriche ma anche io i quattrini me li sudo e non voglio gettarli al vento.
di guerraq | 30 Luglio 2010 h. 15:44
Gent. Rivola, l’appello per la Guzzi del centauro savonese è sicuramente un atto d’amore per il marchio ma è anche un atto di buon senso e di vera lungimiranza. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: BMW e Ducati non si sono limitate a rifare modelli del passato ma hanno giustamente investito in ricerca ed innovazione, sfornando modelli belli, moderni e sempre legati con il proprio DNA tanto che oggi, a dispetto della crisi, mantengono senza grandi problemi le loro quantità vendute.
Al contrario Guzzi è stata vittima di molti avventurieri, personaggi che trattavano le industrie nazionali (vero de Tomaso e in un altro settore De Benedetti?) come bancomat da cui incassare quanto più possibile nel minor tempo, sfasciando quasi tutto ed uccidendo quelle conoscenze, capacità ed abilità che gli stranieri ci hanno sempre invidiato.
Sperare in Colaninno & Co., che di soldi e capacità maageriali non ce ne mettono molti, è sicuramente utopistico ma non ci resta altro. Forza Guzzi e speriamo che questa sia la volta buona
di corrado16 | 30 Luglio 2010 h. 17:23
Sono perfettamente d’accordo. La Guzzi non può pretendere di vendere moto che possiedono una tecnologia vecchia (salvo qualche aggiornamento), che significa quindi zero investimenti, facendola poi pagare un casino. Se prendiamo il caso della Bellagio, ebbene costa come o più di una BMW 800 GS. Chiaro che sono due moto diverse ma nella BMW l’acquirente paga la tecnologia e questo gli può stare anche bene. Diversamente spendere soldi per un gingillo che è fatto più o meno come una moto di trent’anni fa da fastidio. Se la Guzzi vuole vendere per lo meno abbassi i prezzi e non di pochi Euro.
di gabrielebigoloni | 30 Luglio 2010 h. 17:42
Bravo Rivola sono d’accordissimo, tranne che sull’ultimo punto. Ora che i soldi ci sono, sembra, bisogna solo avere la volonta’ per il rilancio.
I prototipi di Terblanche sono un buon inizio, avanti!
di umby20156 | 30 Luglio 2010 h. 18:31
Caro fratello (maggiore) guzzista,
innanzitutto mi presento: sono un imberbe 54enne che circola su una california del 2004.
Pensa che nella mia follia giovanile, appena ritirata nuova di zecca e fatto il tagliando dei 1.000 km al terzo giorno, sono partito con un mio coetaneo e le rispettive coniugi (anche lui moto nuova e stessa trafila) per un giretto in Spagna e Portogallo: volevamo verificare se le punterie idrauliche ed il catalizzatore funzionassero a dovere (quasi 11.000 km in 24 giorni perchè la Calabria è un pò lontanuccia da Oporto).
Ma eravamo ragazzi 6 anni fa… mò siamo un poco più seri (ed acciaccati): ste cose nun le facciamo più
Ma veniamo all’argomento del blog di Rivola: si forse la Guzzi dovrebbe riprendere lo smalto dell’innovazione che aveva ai suoi tempi ma, forse, ancor prima dovrebbe raggiungere il livello “normale” del post-vendita offrendo una normale assistenza, cosa che qui al Sud non fa da anni. Ne straparlammo quando fu inventato il Guzzi World Club… 8 anni fa circa! Persi anche del tempo a preparare un’analisi (è il mio mestiere…)
Ancora oggi, luglio 2010, ci dobbiamo sobbarcare quasi 400 km tra andata e ritorno a Reggio Calabria per un controllo che, con la A3 in quelle condizioni, è veramente un massacro perchè giustamente il meccanico non riesce a fare tutte le operazioni arrivandoci alle 11 (se parti presto e non becchi troppi camion sulle corsie limitate).
Quindi puoi solo portare la moto a Reggio, lasciarla, ritornare in treno a casa, lavorare tutta la settimana, riprendere il treno per Reggio, ritirare la moto e rientrare a casa (calcolando strada facendo quanto tempo passerà prima di dover fare il prossimo tagliando).
Nè possiamo fare altrimenti, visto che oramai l’elettronica ci limita solo al rabbocco dell’olio, al cambio candele ed a poco più…
Ed io da un anno continuo a guardare la Stelvio NTX, mi batte il cuore e… poi penso “e la manutenzione dove la faccio?”
Mi blocco e continuo a guardare la NTX sui giornali, perchè sempre a Reggio devi arrivare per vederla, toccarla e provarla (meno male che Enzuccio Crea è uno disponibile).
Poi guardo la Multistrada… la Supertenerè… la GS e poi… continuo a girare con la mia Cali (chiamata “ò chiancone” = grossa pietra pesante)… ed a comprare riviste.
Ecco, caro fratello Guzzista, vedi se Rivola riesce a far capire a Mandello che se cominciassero ad aumentare l’assistenza (gente esperta e seria, però, non avvoltoi incompetenti), come hanno già fatto al nord (dove le vendite vanno benissimo), semmai appoggiandosi alle altre marche del Gruppo (credo che usino perfino l’Axone in Aprilia) scoprirebbero che tanta gente comprerebbe le loro moto anche qua sotto (non lo fanno per la mancata assistenza pre e post) e loro potrebbero avere quella linfa vitale (soldi) per riprendere la spinta innovativa che ha caratterizzato la sua storia antica.
Beh. Scusa per il tempo che ti ho rubato e salutami Rivola.
Se capitate qua sotto avete un amico da incontrare.
Lampeggi. Umberto - Catanzaro (scendendo dal nord, in fondo a sinistra)
di Aquila 11 | 31 Luglio 2010 h. 17:03
Sono anch’io pienamente in sintonia con quello fin’ora detto. Vorrei aggiungere un nuovo tassello alla foto così ben riuscita della situazione Moto Guzzi. Per prima cosa esiste un Moto Guzzi World Club, di cui sono socio, a cui la Casa di Mandello potrebbe investire di responsabilità per le nuove proposte con prove, commenti, suggerimenti e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo l’ennesima “nuova gestione” non vuole avere contatti col Club, mi sembra di aver capito.
Il secondo punto è lo stesso per quasi tutte le marche di moto e auto italiane: la distribuzione (leggasi CONCESSIONARI). Porto la mia esperienza diretta. Mi trovavo in una concessionaria multimarche, tra cui Moto Guzzi ed il proprietario al telefono cercava di convincere un cliente a scegliere un’altra moto al posto della Guzzi a cui lui faceva il filo. Non credevo alle mie orecchie, un atto vergognoso e… Fortunatamente quel concessionario non ha più Guzzi fra le sue marche. Ho raccontato questo episodio per far comprendere (a chi non vuol sentire) che la scelta della rappresentanza sul territorio é importante. Le qualità, le capacità, le attitudini e via dicendo devono essere ben soppesate prima di farsi rappresentare da un pincopallino qualsiasi. Per vendere il prosciutto bisogna che il salumiere lo sappia ben proporre, lo sappia ben presentare ed assicurare la buona riuscita della ricetta che si va a preparare, semmai il salumiere sarà pronto ad aiutare in caso di una riuscita non perfetta.
IL RAPPORTO DOPO VENDITA è di estrema importanza, non basta vendere, bisogna che dopo si coccoli il cliente per fargli sentire di aver fatto una buona, anzi, ottima scelta.
Quando le marche italiane riusciranno a capire questo?? Quando la Moto Guzzi chiederà ai suoi clienti commenti sulla riuscita dell’acquisto (come fanno da tempo altre marche europee)??
di principe0602 | 31 Luglio 2010 h. 20:53
Caro Luigi, quello che scrivi e quello che scrivono i tuoi lettori sulla Moto Guzzi e` tutto vero; io purtroppo, come ben sai sto “tanto a sud”!! (in Sud Africa) e in 35 anni che vivo qui, solo per un periodo brevissimo c’e` stato un importatore della Guzzi, ma una immediata visita per acquistare una California mi ha subito convinto che avrei buttato via i miei soldi. Avete tutti ragione quando parlate di prodotto, qualita`, prezzo, rete di vendita ecc., ma io sono dell’idea che la colpa e` tutta dell Dott. Colaninno (mi scusi Dottore); il Suo gruppo comprende molti marchi e purtroppo si aspetta che tutti portino a casa dei bilanci in attivo, Guzzi compresa. Pensiamo un momento al gruppo Volkswagen; anche loro sono padroni di molti marchi e anche loro sono in buisiness per fare dei profitti, pero` hanno un marchio che si chiama Bugatti che gli costa quasi come mia moglie!! ma se lo tengono stretto e non si lamentano perche` la Bugatti da lustro a tutto il gruppo.
Ebbene perche` Colaninno non fa lo stesso: profitti da tutti gli altri marchi e perdite (accettate) dalla Moto Guzzi perche` e` il suo marchio di prestigio. La rete di vendita non gli manca; perche` non nominare un certo numero di concessionari Aprilia o altri specializzati nel marchio Guzzi? Pensiamo di nuovo alla BMW, tanti concessionari, ma un numero limitatissimo sono autorizzati a vendere anche le Rolls Royce . Anch’io sono anziano, ma una bella California, anche un po’ cara, me la comprerei, perche` voglio un prodotto speciale e di classe, un prodotto che mi renda fiero di essere un guzzista. Lo so Colaninno, Lei vuole vendere 100.000 moto Guzzi all’anno per fare profitti, e io mi tengo la mia Triumph Rocket III e continuo a sognare una California bella come una Rolls. Fausto
di angelix2 | 1 Agosto 2010 h. 17:08
non dimentichiamoci che chi guida una guzzi e’ un’acquila,e’ inutile lamentarsi se oggi sono costruite da canarini!
di gabjet | 2 Agosto 2010 h. 09:32
Buongiorno a tutti…
pensando alla Guzzi, a me che spesso sono sul lago di Lecco, penso alle curve che circondano le montagne e il lago nei dintorni di Mandello… Ecco, la Guzzi per me è questo, una espressione del muoversi tra i suoi luoghi… ora come ora sembra che non ci sia nessuna intenzione di farle riaquisire la sua identità, per poi lanciarla nel mondo. Ci vorrebbe una persona formidabile come fu Carlo Talamo per la HD in Italia, cioè qualcuno che sappia dentro di sè cos’è la Guzzi e cos’è il marketing che sulla Guzzi si deve disegnare e confromare (non il contrario)… Personalmente non mi posso permettere un “nuovo” Guzzi, e sono follemente invaghito della Griso 850 Rossa… attenderà che il mercato dell’usato si abbassi nei prezzi e poi sarà mia… ma frequento quei guzzisti che prendono pezzi da museo (detto con cuore) malmessi, le trasformano con mani proprie (a prezzi molto bassi) e ne escono modelli che farebbero rabbrividire di gioia ogni acquirente di “cafè racer” odierne… ecco, i Guzzisti che conosco sono questi, che ci fanno 12.000km all’anno su moto di 30 anni e che continueranno a farne e che spesso sono intorno alle strade del lario a svagarsi sotto ogni condizione atmosferica, riportando il mezzo nel suo luogo di origine. Sentire le loro voci è indispensabile, perchè loro non si sentono orfani della casa madre, ma “sono” la casa madre. Almeno, questa è l’atmosfera che mi ha fatto piacere la Guzzi. E dal’altre parti questo non c’è, nè in Germania, nè in Giappone nè in Austria e nemmeno in altre zone d’Italia.
di rmcoda | 2 Agosto 2010 h. 15:01
Ducatista da decenni ( moto eccezionali) ho provato quasi per caso la griso 1100 ( già mi piaceva esteticamente) ed ora tale moto si trova nel mio garage dove Vi assicuro non sfigura vicino ai bicilindrici bolognesi. Sono d’ accordo che se costasse un po’ meno sarebbero molti di più gli acquirenti .
Questo per dirVi che le guzzi odierne sono assolutamente belle moto, c’è da riorganizzare, per l’ ennesima volta marketing, concessionari officine autorizzate……….e continuare con modelli giusti magari producendo i prototipi visti al motosalone.
Ciao
Roberto
di davide050125 | 2 Agosto 2010 h. 22:48
Hei delle GMG nessuno dice niente?
Sono anni che le hanno abbandonate, questo la dice lunga su quanto investano in promozione quelli della Piaggio.
Sembra strano vedere come nessuno sappia quanto è vero il detto che la pubblicità è l’anima del commercio.
E inutile fare buoni prodotti e non promuoverli.
Guzzi di oggi ha bisogno di buona assistenza, pubblicità e qualche innovazione per fare vedere le proprie capacità, poi probabilmente vivrà sempre grazie al v twin (vedi BMW, Ducati, se queste case smettono la produzione dei loro mitici bicilindrici raffreddati ad aria, probabilmente chiuderebbero in breve tempo). Forza Guzzi
NB: guido v11 lemans da quasi 100.000km alla faccia di chi dubita dell’affidabilità. Davide
di nini0401 | 3 Agosto 2010 h. 09:27
Secondo me si perdono in un bicchier d’acqua in troppe situazioni. A me piacciono molto le enduro stradali, e quando stava per uscire la Stelvio mi si sono drizzate le antenne! Ho pensato: finalmente posso avere una moto Italiana come piace a me! E poi doccia gelata…moto più pesante (sulla carta almeno, guidando non si nota) rispetto alla concorrenza, motore inchiodato ai bassi. E poi sfornano una versione Adventure con modifiche al motore ma….valige che sono la metà di quelle offerte dalla concorrenza, colori a dir poco infelici e il solito serbatoio da appena 18 litri che ti fa pensare….ma oggi prevedo 800 km in tabella di marcia e devo fare 4 volte il pieno??? Almeno alla Ducati si son fatti più furbi, hanno presentato una moto con listino da brivido, ma almeno completa e con componenti di prima qualità. E da quello che ho letto le vendite volano nonostante non sia regalata. Ci voleva tanto?
di leonardosim | 6 Agosto 2010 h. 23:38
pensare alla STORIA della guzzi quello che ha vinto quello che ha prodotto nel tempo e a quello che fa oggi……sono trentanni che va con quel motore….se pensiamo per cosa era stato progettato…un mezzo militare cingolato.forse ripartirei dalla tre cilindri o dalla dondolino mah…quel signore di 81 anni ha ragione ma lui puo ricordare chi altri? mi piacerebbe sentire anche il parere dei giovani guzzisti ce ne sono?certo che una guzzi tre cil turbo schierata al via di una gara moto gp mi piacerebbe molto…..magari guidata dal vale…ha ha ha …ditelo al manager di turno.
di dahlquist | 27 Maggio 2011 h. 13:13
dopo un v35 e v65, 8 anni fa ho acquistato da un amico la sua vecchia sp1000, prima serie, anno 1982. il piacere di guidarla, con tutti i cosiddetti “difetti” evidenziati dai grandi soloni del giornalismo di settore (vibrazioni, la famosa “coppia di rovesciamento”, il peso che a pieno carico e con le borse rasenta i 3 quintali), non è nemmeno paragonabile a una 4 cilindri giapponese (orologi senz’anima) ed è anche questo il fascino del bicilindrico a V di mandello. certo, non bisogna chiederle prestazione da pista (msg01 a parte…), il suo terreno è il turismo sportivo. ma griso, 1200 sport, la purtroppo dismessa v11, sono moto splendide, anche nel design. serve solo qualcuno che le sappia vendere. anche il boxer bmw, del resto, è un’architettura “vecchia”, ma sul mercato funziona.