Basta correre, rientro al box

Questo blog è stato uno dei tanti capitoli della mia professione di giornalista di moto, che ora si chiude. È arrivata l’ora della pensione e quindi il momento di passare il testimone. Grazie

Cari amici, con questo blog rientro al box e vi saluto. Ho terminato il mio percorso professionale e me ne vado in pensione. Lascio la casa editrice Edidomus per la quale ho lavorato negli ultimi anni, con l’orgoglio di aver contribuito a far crescere un sito che ha superato abbondantemente i 300.000 registrati e di essere stato fra i fondatori di una rivista mensile che in breve tempo è diventata leader del settore. Merito soprattutto del direttore Luigi Bianchi e dei miei colleghi della redazione, ma anche dei validissimi collaboratori esterni che hanno dato sempre il massimo per Dueruote e per www.motonline.com, oggi www.dueruote.it .

Non ho intenzione per il momento di smettere di scrivere, ma mi concentrerò su un argomento, quello storico, che più si confà alla mia età e che – ovvio – non è di preminente interesse per le due testate della Edidomus per le quali ho lavorato fino ad oggi. Capiterà quindi probabilmente che vi imbattiate ancora nella mia firma da qualche altra parte. In ogni caso ho un sacco di impegni e di lavori arretrati da portare a termine: un paio di libri, restauri in casa, qualche viaggio, un tris di nipoti, una mamma novantenne, il restauro della mia Honda CBX 1000 6 cilindri del 1979, qualche piega in solitudine o in compagnia, oltre a svariati interessi extra moto, a cominciare dal volo ultraleggero.

Non vi voglio tediare col racconto della mia vita da motociclista, corridore e giornalista. Mi basti dire che il mondo della motocicletta in tutti i suoi aspetti è stato protagonista della mia vita da quando avevo 12 anni. Ora ne ho 63 e mezzo e non l’ho ancora messo da parte. Alla motocicletta devo la prima ventata di libertà, gli orizzonti vasti che mi ha aperto davanti, sensazioni indimenticabili e dure lezioni di vita; mi ha permesso di sfogare la mia curiosità verso la meccanica, mi ha offerto occasioni di belle amicizie in Italia e all’estero, in pista mi ha concesso alcune gratificanti soddisfazioni, infine mi ha dato modo di mantenere famiglia e di viaggiare in posti lontani svolgendo una professione ad essa strettamente legata.

Sono stato fortunato. Ora è giusto e doveroso da parte mia cedere il testimone ad altri, ben più giovani di me, che hanno scelto di percorrere questa stessa strada e che meritano di cogliere le stesse opportunità che io ho colto. Probabilmente, molto probabilmente, per loro sarà più difficile e più faticoso perché l’Italia di oggi – e non è un discorso da vecchio, ma solo la constatazione di qualcosa di anche troppo evidente – soffocata soprattutto dai tentacoli di una burocrazia avida, prepotente, incompetente e incapace, fa di tutto per ostacolare l’iniziativa di chi vale ed è disposto a mettersi in gioco.

Ho già scritto troppo, come mi capita regolarmente. Mi scuso e vi ringrazio per avermi seguito fin qui. Ringrazio tutti, anche chi mi ha duramente ma civilmente contestato. Non sono invece grato – e non mi va di tacerlo – a quei pochi che si sono sentiti liberi di offendere e insultare semplicemente non pensandola come me.

Magari ci incontreremo ancora in moto, eventualmente al bar della stazione di Brisighella, dove abito, o in vetta a uno dei famosi passi che fanno da spartiacque fra Romagna e Toscana. Così, nel colloquio diretto, viso a viso, occhi negli occhi, potrete capire se aveva ragione chi mi accusava di idolatrare Rossi ai danni di Biaggi, oppure viceversa. Io comunque non l’ho ancora capito…

 

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58 Commenti »

  1. di ulisse0509 | 6 Luglio 2012 h. 10:33


    Luigi, sei e resterai sempre THE NUMBER ONE !Ti stimo tantissimo, grazie sempre di tutto e un fortissimo abbraccio, Mir:-)

  2. di achab | 6 Luglio 2012 h. 10:34


    Un grazie grandissimo, un abbraccio, in bocca al lupo e ci vediamo presto di sicuro. Come si diceva nei vecchi romanzi di marineria… navigare con te è stato un privilegio!

    Il direttore (un po’ più malinconico del solito…)

  3. di Gino0210 | 6 Luglio 2012 h. 10:38


    Ciao Luigi… un saluto e un abbraccio dal gruppo di Curve&Tornanti… grazie per quanto hai fatto per la moto nella tua luuunga carriera e un in bocca al lupo per tanti nuovi progetti a due ruote. Non ci lasciare senza la tua firma troppo a lungo!!!

  4. di nic0402 | 6 Luglio 2012 h. 10:47


    Ciao Gigi!!
    Grazie di averci fatto ridere, discutere, arrabbiare, pensare, sognare…o anche semplicemente perder tempo condividendo la passione comune per le moto.
    Spero di rileggerti presto con la tua imperdibile esperienza!
    Buon meritatissimo relax…ma non troppo.

  5. di Manako | 6 Luglio 2012 h. 10:48


    Grazie Luigi.
    Se sono un moticiclista, nel modo in cui lo sono, curioso, con la voglia di conoscere tutto quello che ruota intorno alle due ruote, lo devo anche ai tuoi scritti.

  6. di yoghi52 | 6 Luglio 2012 h. 11:09


    Mi sono sempre rivolto a te, nelle mie risposte, dandoti del lei. Questa mi sembra un’ottima occasione per passare al Tu. Siamo più o meno coetanei.
    Non frequento il sito da molto ma ho sempre apprezzato i tuoi testi.
    Ci mancherai.
    Aldo

  7. di mastic | 6 Luglio 2012 h. 11:13


    20 anni fa mi hai fatto incazzare. Quando facevo l’ufficio stampa politico del presidente FMI Zerbi, e tu, con il tuo solito fiuto, facendo 2+2+2+2+2 scopristi il retroscena di un qualche cosa che non ricordo. Ricordo che lo raccontasti con estrema precisione su Motosprint, mettendomi in imbarazzo con il capo. Però avevi ragione tu e avevi fatto bene il tuo lavoro. Ricordo anche la tua estrema correttezza quando ci siamo trovati su fronti contrapposti.
    Poi siamo diventati amici, e nel 2000 anche colleghi in questa barca. Oggi sei un po’ puzzone ad andartene. Perché mi fai perdere un maestro. Quello che ha sempre corretto le cavolate che scrivo migliorandole, ma senza dirlo in giro. Mannaggia a te Gigi!

    Perdo il maestro, ma non l’amico. Aspettami a Brisighella, che fra un po’ passo dalle parti tue!

    Nel frattempo… grazie di tutto e… in bocca al lupo.

  8. di paolabi | 6 Luglio 2012 h. 11:15


    Ciao Gigi, è la mattina che vai in pensione e ci siamo già sentiti due volte al telefono per coordinare la pubblicazione di articoli e foto. Come se fosse un giorno qualunque. E anche oggi sei disponibile e professionale come in tutti i dodici anni nei quali abbiamo lavorato insieme. So che avremo ancora tante occasioni per sentirci e vederci ma ci tenevo a dirti che è stato un onore lavorare con te. A presto caro Gigetto. Paola

  9. di Lo.st | 6 Luglio 2012 h. 12:15


    semplicemente… GRAZIE!!

  10. di mray66 | 6 Luglio 2012 h. 12:19


    Buona strada mister Rivola!
    È solo da qualche anno che sono vostro lettore ma non ho mai perso una puntata del Rivolozoico. Ho sempre letto con piacere a volte condividendo in pieno (come in “La frase fondamentale”) quello che ha scritto e a volte meno ma sicuramente ho trovato il suo un punto di vista sempre interessante perché non banale, scontato o ricco di qualunquismo volto a racimolare consensi (una ratica molto in voga nel nostro Paese).
    Per tutte le occasioni che mi ha dato di pensare non posso che dirle grazie.
    Oggi è la prima volta che scrivo e lo faccio per salutarla augurandole di godersi la pensione (autentica chimera ormai per troppi, me incluso) e una delle più grandi ricchezze che dovrebbe portarci: una meno affannosa gestione del tempo a nostra disposizione.
    Geograficamente credo di avere dei problemi ad incontrarla ma nella vita non si può mai dire. Nel caso sarà per me un prezioso regalo. Marco

  11. di razvanalexandru | 6 Luglio 2012 h. 12:22


    Un grande GRAZIE! perche sei stato un “manubrio” cosi diretto per noi,lettori!!!

  12. di bingo51 | 6 Luglio 2012 h. 12:30


    da pensionato a pensionato goditi la vita ,perchè ora viene la parte più difficile.

  13. di fabrizio060928 | 6 Luglio 2012 h. 12:33


    Grazie.
    Speriamo di incontrarci sui passi o altri luoghi, comunque in moto.
    Fabrizio

  14. di theduke_st4 | 6 Luglio 2012 h. 12:36


    Leggo questa tua ultima con quasi un groppo in gola. Ormai ci avevo preso gusto nel leggerti e, successivamente, nell’analizzare le tue parole con il mio pensiero. A volte contrastante altre invece decisamente condiviso appieno.
    Oggi sicuramente per te sarà una giornata piena, purtroppo però per molti lettori da lunedì sarà una giornata senza quel qualcosa che dava lo spunto di riflettere sul mondo delle 2 ruote che tutti vivono a modo proprio ma, come si dice, sempre in sella.
    Caro Gigi, l’unica cosa che ti posso dire è GRAZIE, oltre che al più sincero augurio di buon proseguimento lungo la Tua Strada.

    Lamps “strappa”

  15. di vischi | 6 Luglio 2012 h. 12:39


    Caro Luigi, il tuo collocamento in pensine coincide con il mio, ed alla fine penso che ci accomunano moltissimi pensieri. Io per farmi coraggio ripeto: “ho fatto il mio dovere, ed ora mi compete il giusto riposo”. Anche se poi riposo non sarà, dovendo occuparmi di tutte quelle cose, che come hai detto tu o rinviato da una vita, ma se non altro sarò io a decidere…..
    Un gigantesco augurio, mi rattrista non poter più leggere “Il rivolozoico”. Grazie per i momenti di riflessione che mi hai concesso in questo periodo. Un abbraccio immenso,
    Vincenzo

  16. di Gattostanco | 6 Luglio 2012 h. 12:43


    Va in pensione un giornalista completo, preparato e dotato anche di grande fantasia ed ironia. Spero proprio di incontrarlo, a Brisighella o sulla Colla, per offrirgli un bicchiere di Sangiovese ;-)
    In bocca al lupo e grazie di tutto, Gigi!
    Giancarlo Gattelli (Gattostanco) - Ravenna

  17. di Gekozen | 6 Luglio 2012 h. 12:45


    Tu o Lei ? Carissimo Gigi, mi sono accorto rileggendo i miei commenti sul Tuo/Suo blog che non sono mai riuscito a scegliere definitivamente il modo in cui rivolgermi a Te/Lei. Ma è facile da spiegare, da una parte è sempre stato tenuto in considerazione il dovuto rispetto verso una persona stimata che è giusto porre sul piano che merita, dall’altra c’è sempre stata la vivissima sensazione di discutere con un amico di vecchia data perchè le pur oggettive “distanze” esistenti Tu/Lei non le hai mai fatte sentire ne pesare. Oggi, in segno di gratitudine per tutto ciò che ci ha dato in questo spazio, scelgo il Lei e voglio ringraziarLa per ogni Suo scritto anche e soprattutto per quelli che non mi hanno trovato d’accordo perchè è proprio dall’onesto confronto delle idee che parte lo stimolo per aprire la propria mente e cercare di vedere i fatti sotto una luce se non migliore almeno diversa. E questo è reso possibile solamente quando si riconosce nel proprio interlocutore l’assoluta onestà intellettuale e la libertà da ogni qualsivoglia sorta di pregiudizio. Ci mancheranno molto le Sue idee e le Sue analisi sul mondo e non solo quello motociclistico e, mi permetto di dire che il Suo equilibrio e la Sua “credibilità” saranno difficilmente “rimpiazzabili” in questo spazio. In questi giorni sul sito si discute di Stile … beh, Lei sicuramente ne possiede in abbondanza ! Grazie ancora e in Bocca al Lupo per tutti i Suoi infiniti progetti che sicuramente non Le permetteranno mai di annoiarsi ne di spegnere quella meravigliosa curiosità che alberga da sempre nel prezioso contenuto del Suo casco. Ciao !!!

  18. di Marivi | 6 Luglio 2012 h. 12:55


    Caro Luigi,

    solo poche righe a disposizione per dirti grazie. Da quando ho iniziato a scrivere sei stato il mio riferimento, un esempio non solo per la tecnica ma anche per la correttezza e la competenza. A te ho chiesto quando ho avuto dubbi e a te chiederò ancora, se me lo permetterai, di aiutarmi nelle piccole e grandi sfide giornalistiche e umane. Non potendo stare a lungo senza i tuoi preziosi commenti, gli appunti e i consigli, cerca di non essere troppo preso con libri, restauri e lavori, Maestro Rivola!
    Marivì

  19. di eddyilpolso | 6 Luglio 2012 h. 13:10


    Visto che siamo in tema di ricordi…
    Ricordo il Motor Show del 2000, quando ci siamo conosciuti, come l’inizio di un bel rapporto, intimo come solo i rapporti epistolari sanno essere (anche se ti immaginavo più alto).
    Ricordo i consigli e le confidenze, i progetti realizzati e non (ad esempio il viaggio in Vespa fino in Cina), la tua presenza sempre discreta ma vigile alle mie spalle, a testimoniare un legame che chissà come e perché ci ha uniti dall’inizio, le confidenze durante passeggiate serali in cerca di un ristorante, in una Milano che non è mai diventata “casa nostra”.
    Ricordo l’orgoglio quando ti ho sentito definirti “il mio padre putativo” e l’autorevolezza di ognuna, dico ognuna delle osservazioni da te avanzate a un mio testo, a una mia idea. Ricordo l’imbarazzata ammirazione di fronte al tuo archivio di riviste di moto nella casa di Brisighella…
    Ricordo problemi affrontati e risolti a mille chilometri di distanza, traduzioni articoli foto archivi blocchi informatici password reti connessioni e la tua ostinata determinazione a trovare e risolvere i problemi di tecnologia ogni volta che si ponevano.

    Ma questo non è mica un addio! Quello che sono strafelice di augurarti è BUON DIVERTIMENTO! E lo faccio pensando ai tuo mille interessi e alle tante cose che, ogni volta che mi hai parlato del pensionamento, rivelavi di voler fare. Non ultima terminare il restauro della CBX!
    Onore ed un inchino per il Maestro Rivola, un monumento per tutti quelli che lo conoscono e un mito per chi ne legge da anni soltanto la firma.

  20. di erpinto | 6 Luglio 2012 h. 13:14


    Grazie di cuore, a te (scusa per il tu, ma credo che noi motociclisti siamo in fondo tutti un po’ fratelli, almeno di olio…) per tutti i commenti, i momenti, gli spunti e le riflessioni su quella che rimane una delle passionacce piu’ divertenti e profonde che si posano avere.
    Grazie veramente di tutto, ed anche di quest’ultimo post, che testimonia ancora una volta una grande professionalita’, umanita’ e sagacia, come oggigiorno e’ ormai difficile trovare.
    Roberto, Milano
    Un lampeggio!!

  21. di alberth56 | 6 Luglio 2012 h. 13:15


    Grazie per tutto ciò che a fatto e farà per le due ruote, ad averli di maestri come Lei!
    Non si preoccupi se qualcuno non ha gradito il suo pensiero e l’ha offeso, in fondo è impossibile accontentare tutti, ci sono migliaia di teste ed è normale non avere le stesse idee, quello che non va bene, è l’offendere, invece di parlarne, trovare una conclusione ed a volte ammettere anche di aver sbagliato, può capitare a tutti, anche alle teste calde, perchè ce ne sono anche tra noi, tipo quelli che emulando i piloti, per strada, ci fanno passare per delinquenti tutti….
    A presto, l’incontrerò sicuramente, essendo anch’io appassionato di restauri, moto d’epoca e giri in moto.
    Grazie di nuovo. Alberto

  22. di dragonair0307 | 6 Luglio 2012 h. 13:22


    Buona nuova strada signor Rivola.
    :-)
    Comunque a presto

  23. di leonardosim | 6 Luglio 2012 h. 14:02


    buongiorno
    l’ho vista a Casola salire su quel sidecar militare per fare il giro del paese, un po’ l’ho invidiata,……
    Comunque un augurio:di trovare ogni giorno qualcosa di stimolante ………

  24. di KKK0509 | 6 Luglio 2012 h. 14:54


    Ciao Luigi, prima ti leggevo e poi ho avuto la fortuna di essere un tuo collega, anche se certo con tutto da imparare da te. Tornerò a leggerti, ne sono sicuro, da qualche parte, se ti conosco solo un poco sono certo non resterai lontano per tanto dalla tastiera. Saluti e a presto, capacchio!

  25. di flyingboa | 6 Luglio 2012 h. 14:54


    Semplicemente grazie.

  26. di sauro tagista | 6 Luglio 2012 h. 15:59


    Ciao Luigi,

    ti dovrei ringraziare di tantissime cose, ma così tante che sarebbe lungo far l’elenco…
    mi riprometto di farlo la prima volta che dovessimo vederci, altrimenti non mancherò di telefonarti.
    Grazie di tutto e goditi ciò che ti sei meritato.
    Anche se già so bene che sarà difficile “fermarti” davvero.

  27. di Cavretti | 6 Luglio 2012 h. 16:27


    Oh capitano mio capitano….!!

  28. di cerchio21 | 6 Luglio 2012 h. 17:42


    Salve, noi non ci conosciamo, non ho mai scritto qui, sono solo un discreto visitatore del sito da un bel po’, seguo Dueruote sin dalla nascita, e devo ringraziarla per la passione che si “tocca” in ogni cosa che ha scritto. Senza farla lunga, io non sono bravo a scrivere, ma volevo esserci anch’io, lo sento come un dovere. Buona vita, magari ci si incontrera’ in Sardegna. Saluti.

  29. di cormigo | 6 Luglio 2012 h. 18:44


    Qualche mese fa sono uscito dalla stessa porta, per altri motivi, a inseguire nuove aspirazioni. Per me, a 34 anni, non è stato un rientro ai box ma forse, almeno un po’, so come ci si sente.
    Mi auguro che, oltre a questi tanti commenti, di certo sinceri, arrivino anche altri attestati di gratitudine e rispetto, visto che questi momenti di passaggio possono essere anche amari. Per quanto mi riguarda, Gigi, ho sempre sentito l’orgoglio di avere la tua stima, fin dai miei primi passi nell’ambiente del giornalismo motociclistico, una dozzina di anni fa. A te spero abbiano fatto e facciano piacere la mia ammirazione e la mia simpatia: le provo da allora. Ti ho già ringraziato a voce con un po’ di commozione qualche giorno fa ma colgo l’occasione per ripeterti le stesse parole anche qui: GRAZIE DI TUTTO.
    Non trovarti sulle pagine di Dueruote sarebbe una perdita pesante per noi (io, dopo tutti questi anni, mi sento ancora parte della redazione…) e soprattutto per i lettori.
    Ha ancora un sacco di cose da insegnarmi, maestro gentiluomo Rivola, ci vediamo a Brisighella.
    Fabio

  30. di manico78 | 6 Luglio 2012 h. 21:59


    Grazie, grazine infinite di tutto!!
    E’ anche grazie ai tuoi articoli che la mia passione per il motociclismo si è formata in questo modo!!

    E ora… continua a godertela!

  31. di Nameless | 7 Luglio 2012 h. 07:24


    Ciao Luigi,
    complimenti vivissimi per tutto quello che hai fatto. Ho seguito il blog da quando mi sono rimesso in moto, trovandoci spesso spunti interessanti. Mi sento di ringraziarti per il tempo che mi hai permesso di passare nella lettura delle tue pagine, sua online che sulla rivista.
    Come hai scritto, non ti siederai in poltrona a guardare il tempo che passa, quindi ti auguro buona fortuna per il tuo nuovo viaggio.
    Tra tutto quello che è uscito dalla tua penna, l’articolo che mi è rimasto più in testa fu quello sulla realizzazione delle special. Confesso che ho passato parte di alcune notti (spesso ho problemi a dormire e ne approfitto per pensare) a immaginare come sarebbe avrei potuto ritagliarmi la moto addosso come un abito su misura. Quell’articolo mi portò a fare ricerche su internet per trovare i pezzi per realizzarla. Aprii anche una discussione sul forum in proposito.
    Dato che questa è l’ultima occasione per comunicare con te, se escludiamo l’eventuale incontro a Brisighella, ho voluto dirti cosa erano riuscite a scatenare poche pagine. Alla fine la moto è rimasta com’era, perché ance questo genere di cose viene “soffocata soprattutto dai tentacoli di una burocrazia avida, prepotente, incompetente e incapace”. In altre parole, mettere poi in regola la moto costa di più delle modifiche, e non è comunque detto che ci si riesca.
    Grazie di tutto e arrivederci!

  32. di ga0102 | 7 Luglio 2012 h. 09:42


    Ne parlavi ormai da un po’: “sono stanco, voglio smettere e dedicarmi a me”. Ce l’hai fatta: beato te! Forse ti farai vedere un po’ più spesso il sabato sera… o forse no. Per quanto mi riguarda, è un altro capitolo della mia vita che finisce. Il mio motore è in vendita, anche se oggi è difficile vendere qualsiasi cosa, e ormai la stagione dei motori per me si è chiusa. Restano tanti bei ricordi: il Demm al tennis, le uscite (con caduta) col Morini Corsaro Veloce, il Ducati preparato nel garage sul viale della Stazione, il Grifon, i nostri due Titan gemelli, le prove di velocità contro Brunì col suo Kawasaki… fino alla Bogen House. Il periodo di SuperWheels, quando me ne portavi ogni mese una copia a casa, qualificandoti al citofono come “giornalaio”. Potrei continuare molto a lungo, ma mi fermo qui. Adesso le corse le guardo in televisione, le riviste specializzate non le leggo più e seguo l’ambiente solo tramite i miei vecchi amici… come te. Ci vediamo presto, Gigetto.

  33. di gima33 | 7 Luglio 2012 h. 09:56


    Grazie a Te !

  34. di swytchack | 7 Luglio 2012 h. 19:11


    Gentile Rivola,
    da anni leggo saltuariamente i Suoi articoli e le sue riflessioni, non dico di non essermi mai perso un Suo scritto, ma di certo ogni volta che ho avuto il tempo e l’occasione di leggerLa è stato piacevole, interessante e stimolante.
    I ritiri mettono sempre un po’ di malinconia, ci costringono a trovare in sé quella parte di forza che ci veniva da altri e ad andare avanti ugualmente.
    Leggo con piacere che la Sua intelligenza e curiosità nelle cose le ha già fatto fare progetti per il futuro. Il mio augurio da “pischello” (classe ‘75) è di non perdere mai la voglia di fare progetti e l’entusiasmo per provare a realizzarli.
    Se un giorno troverò il coraggio di comprare ancora una moto magari ci si troverà su qualche passo dolomitico dalle mie parti…
    Buona fortuna,
    Alessandro Garlet (Belluno)

  35. di pegasox0701 | 8 Luglio 2012 h. 11:58


    Caro Luigi, tu sei uno di quegli amici che non vedi mai, ma sai che ci sono. E questo è quello che conta. Un abbraccio forte Rivola, e un sincero augurio di tanta strada sotto le gomme, tanta aria sotto le ali, tante dita sulla tastiera.
    Luca

  36. di luca_b2 | 9 Luglio 2012 h. 00:48


    Caro Maestro Luigi, ho avuto l’onore ed il piacere di incontrarti e conoscerti un po’ in sala stampa della SBK. Sei una gran persona, affabile, schietta, corretta e onesta, e di questi tempi ed in certi ambienti non e’ cosi’ facile da trovare. Dimenticavo anche generoso e paziente, perche’ ti avro’ rotto le scatole mille e mille volte, chiedendoti pareri, e notizie di gare piloti di “qualche ” tempo fa’. meritata pensione che spero ci porti, ancora, qualche frutto molto gradito, del tuo saper scrivere, e, saper pensare (altre caratteristiche che ti distinguono). spero che appena pubblicherai qualche libro farai in modo di farcelo sapere.
    Grazie Luigi, un abbraccio, anche da Teresa. Luca .

  37. di doctorpio3 | 9 Luglio 2012 h. 09:48


    grazie per il prezioso contributo al mondo del motociclismo.
    in bocca al lupo e buona pensione (se la goda!)

  38. di lorenzo.cascioli | 9 Luglio 2012 h. 11:01


    Ti leggo (con piacere) da tanto tempo.
    Ti conosco (con piacere) da poco. Quanto basta per apprezzare la tua sana testardaggine nel difendere fino all’ultima riga un testo troppo lungo, nel voler pubblicare a tutti i costi quella foto che magari è così così ma è importante…
    Caro Gigi, hai ancora la passione e la voglia di un ventenne. Bravo.
    Cascio

  39. di lorenzo.cascioli | 9 Luglio 2012 h. 12:57


    Ti leggo (con piacere) da tanto tempo.
    Ti conosco (con piacere) da poco. Quanto basta per apprezzare la tua sana testardaggine nel difendere fino all’ultima riga un testo troppo lungo, nel voler pubblicare a tutti i costi quella foto che magari è così così ma è importante…
    Caro Gigi, hai ancora la passione e la voglia di un ventenne. Bravo.
    Cascio

  40. di tambo0512 | 10 Luglio 2012 h. 10:56


    Caro Sig. Rivola,
    ho apprezzato moltissimo ciò che ha scritto fin ora sia sul sito che sulla rivista.
    Mi dispiace veramente che non potrò più leggere i sui articoli!!!

    Buona Fortuna!

    Marco.

  41. di cdm1962 | 10 Luglio 2012 h. 12:30


    Ciao Rivola!!!! Mi raccomando goditi la pensione , e pensa alle tue passioni….. perchè oggi con l’aria che tira ( Fornero e compagni) ti puoi ritenere abbastanza fortunato.

    Calorosi saluti e Auguroni!!!!!!

  42. di pacopaco58 | 10 Luglio 2012 h. 15:07


    Ciao Luigi,
    scusa la confidenza ma dopo tanti anni che leggo i tuoi articoli, su altri mensili o settimanali ancor prima che esistesse Dueruote, sei quasi uno di famiglia. Non ho mai scritto su questo o altri blog, ma non voglio perdere quest’ occasione per salutarti e ringraziarti dei tuoi scritti sempre ricchi di spunti di riflessione, notizie inedite e aspetti altrimenti sconosciuti del mondo e della storia del motociclismo. A volte ho concordato coi tuoi punti di vista, altre volte no, ma li ho trovati sempre autentici, originali e intellettualmente onesti.
    Buon rientro ai box, ma li immagino ricchi di uscite nemmeno tanto secondarie…
    In bocca al lupo.
    Guido

  43. di theimperator | 11 Luglio 2012 h. 17:06


    E’ sempre bello leggere le parole di un appassionato ancor prima che di un motociclista e di un giornalista!
    Stai rientrando ai box dopo lunghi anni passati in pista a girare senza sosta raccontandoci con la tua passione e professionalità le emozioni che provavi in sella, trasmettendole anche a noi nei tuoi articoli.
    Ora la moto ha il serbatoio vuoto, è ora di tornare ai box, ma ciò non vuol dire che non lascerai quella sella e la pista per rientrare al bar insieme a tutti noi con la tua moto personale!

  44. di galpiero | 11 Luglio 2012 h. 22:18


    caro Gigi,
    è stato sempre estremamente piacevole leggerti e rileggerti, ho quasi sempre condiviso le tue parole e la tua “saggezza”, e il tutto erano delle vere e proprie “chicche”.
    Non dico che mi mancherai poiché ti inseguirò sulla carta stampata o sui blog che porteranno la tua firma e resto in attesa dei tuoi testi. Comunque da quanto hai detto non resterai senza impegni e quanto pare meravigliosi impegni di vita e di affetti da cullare sul proprio cuore. un caro saluto Piero

  45. di gpfoto | 12 Luglio 2012 h. 12:30


    …ciao Gigi, ci eravamo conosciuti anni fa in una delle tante sale stampa SBK in giro per l’Europa e qualche simpatica chiaccherata col buon Matteo ce la siamo fatta nonostante la stanchezza, tu davanti al monitor, noi con obiettivi che pesavano come un bambino…persone come te, non vanno mai in pensione, hanno solo un po’ più di tempo da dedicare a se stessi…goditelo!
    Un abbraccio
    Giampiero

  46. di apistore | 12 Luglio 2012 h. 20:31


    Carissimo Gigi,
    La lettura del suo blog è sempre stato uno dei momenti più appaganti del mio vagare su Internet. L’ho sempre letto volentieri, pieno di idee e ben scritto.
    Anche quando non mi sono trovato in accordo con le sue posizioni ho comunque avuto rispetto del suo parere, avvalorato da una significativa esperienza, da una notevole intelligenza e da un sano senso pratico tipicamente romagnolo.
    Se da una parte mi dispiace sapere che non avrò più il piacere di leggere questi interessantissimi interventi, dall’altra sono contento che lei possa finalmente dedicarsi alle sue passioni a tempo pieno.
    Se passo da Brisighella in moto una puntata al bar della stazione, con la speranza di incontrare un mito, la farò sicuramente.
    Tanta buona strada!
    Alessandro

  47. di gi20509 | 12 Luglio 2012 h. 22:43


    Ci sono persone che vanno in pensione e ci sono persone che cambiano attività. Ma sono un pò triste in questo momento perché da oggi avrò comunque qualche occasione in meno per provare certe emozioni. La vita è fatta di emozioni. Ci sono persone che ti aiutano a viverle. Grazie davvero e a presto.

  48. di rodec41 | 13 Luglio 2012 h. 01:21


    Ciao Luigi e grazie per averci fatto compagnia per tanti anni! ;))

  49. di pezzi pier giorgio | 14 Luglio 2012 h. 07:36


    se passi da Faenza vieni a salutare il tuo amico Von Pezzofen

  50. di wolf54 | 17 Luglio 2012 h. 15:36


    Caro Luigi,
    Grazie per averci tenuto compagnia con la sua grande umanita’ e profonda conoscenza del mondo delle due ruote. Aspetto di incontrarla ancora in giro per il web . . . vivendo lontano dall’Italia e’ difficile che mi trovi a passare dal bar della stazione di Brisighella, ma comunque “mai dire mai” nella vita. Con tanto affetto e simpatia.

  51. di fuorspeed | 17 Luglio 2012 h. 16:16


    Non sono frequentatore abituale, diciamo più occasionale, mentre per la rivista “Due Ruote”, è dalla prima uscita che la seguo e leggo con passione i suoi articoli. Tramite la carta stampata ho (virtualmente) conosciuto un po’ tutti voi, ogni volta che leggo i vostri articoli, mi sembra di viverli accanto a voi, sia una prova, un viaggio, ecc. Per me, è un’emozione che fa crescere in me la passione per le due ruote. Le auguro un felice e meritato relax, magari girovagando sempre in sella ad un cavallo d’acciaio.

  52. di adellorto0011 | 18 Luglio 2012 h. 22:26


    Ciao Gigi, ci sono momenti tristi in cui vengono in mente cose piacevoli, come un viaggio a Montlhery su due arzille vecchiette. Tu non hai venduto la tua, e nemmeno io la mia. Sarà un segno? Non so, però mi prenoto per aiutarti nel restauro della CBX, ci conto.
    Un abbraccio.
    Alberto

  53. di motric | 30 Luglio 2012 h. 20:45


    Non bazzico dalle parti di Brisighella, ne’ sono nato nella terra dei motori (come dice Brignano: sono romano ma non è colpa mia!) ed ormai mi sto rassegnando ad essere un motociclista on-line; non ho nemmeno episodi che la riguardano vissuti insieme o un incontro occasionale da raccontare.
    La vorrei salutare come hanno fatto gli altri con un “magari ci incontriamo …” ma già so che è impossibile perché sono uno degli “altri”, dei “tanti altri” che hanno potuto frequentarla solamente da queste pagine.
    Sappia, signor Rivola, che lei se ne va e ci lascia soli!
    E’ vero sono una carogna a farglielo pesare ma quest’è: lei ci saluta ed io le tengo il muso lungo, come un bambino!
    Trovi lei il modo di farsi perdonare!
    Riccardo T.
    P.S. Vabbè, non ce la faccio. La abbraccio e le auguro un sereno rientro ai box.

  54. di logan0601 | 30 Luglio 2012 h. 21:22


    Ciao Luigi.
    Mi mancheranno alcune delle tue considerazioni da leggere purtroppo. In questo particolare momento storico fanno spesso da parentesi intelligente che è veramente bello poter condividere.
    Spero ci farai vedere le foto della 6 cilindri quanto prima, magari in sella a farti un giro.
    Buona strada.

  55. di bluenight0401 | 31 Luglio 2012 h. 13:20


    Ciao Luigi, è sempre stato un piacere leggerti.
    Spero di incontrarti, una volta o l’altra, sui “nostri” passi o magari a Brisighella, in ogni caso i miei auguri per una pensione sempre “a gas spalancato”.
    Un abbraccio ed un saluto da un imolese che condivide la tua passione.
    Ivano

  56. di papik0410 | 31 Luglio 2012 h. 21:32


    Ciao Rivola,spero proprio di continuare a leggere i tuoi interessantissimi articoli sulle vecchie moto,vecchie costruzioni,vecchi corridori,sono sempre molto interessanti e tu devi avere una superdotata biblioteca …
    Spero davvero di leggerti ancora qualche volta,anche se i nipoti e tutti gli altri tuoi interessi provvederanno a portarti verso altre mete!
    Auguri di nuovo e grazie di quanto mi hai fino ad oggi insegnato!
    Sergio ( Papik)

  57. di zio56 | 15 Agosto 2012 h. 16:23


    Grazie. grazie per tutta una vita spesa inseguendo la passione e l’amore per il Tuo lavoro, fai tanta strada in moto e divertiti. …. ma, fatti ancora sentire!!!

  58. di rafty1710 | 27 Agosto 2012 h. 17:32


    Ho letto ora e ne sono dispiaciuto.
    Come collaboratore esterno ringrazio le frasi scritte e spero poterti reincontrare a breve.
    Raffaele

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La frase fondamentale

Sulla sicurezza scorrono fiumi di parole, un mare di regole, ma tutto si può ricondurre a un solo e semplicissimo postulato: “La strada è di tutti”

 

Tutti hanno il diritto di girar per strada. Molti penseranno che questa sia una banalità che ho scritto perché non mi passava altro per la testa, invece per me è la frase fondamentale che andrebbe inculcata – magari anche col mazzuolo – nella testa di chiunque si ponga alla guida di un veicolo o circoli anche solo a piedi. La sicurezza stradale è un argomento pieno di sfaccettature, di variabili, di regole, molte delle quali assolutamente inutili se non controproducenti, ma a mio parere, meditato e rimeditato, tutto si riconduce a questa frase banale. Se la si assimila con convinzione, la sicurezza viene da sé.

Per strada hanno il diritto di esserci i vecchi e anche i giovanissimi, e si sa che gli uni hanno caratteristiche e comportamenti di guida enormemente diversi dagli altri. Ci sono le moto, che spesso compaiono all’improvviso nello specchietto (se lo si osserva regolarmente) inaspettate, e ci sono le auto, il cui conducente potrebbe non aver visto il motociclista che sopraggiunge. Situazione identica, ma valutata da due punti di vista, un metodo che diviene spontaneo se ci si attiene alla già citata “frase fondamentale”.

Questo non significa andare piano. Il codice – ma più che il codice la demagogia imperante e prepotente – si sforza di inculcarci il credo “chi va piano, va sano e va lontano”. È un balla. Se è vero, come è vero, che la stragrande maggioranza degli incidenti avviene in città, significa che all’origine ci sono omesse precedenze, distrazioni, telefonini, furbate criminali e via dicendo. Tutti comportamenti che non si pongono in atto se si rispettano per principio gli altri utenti della strada, non se si va semplicemente piano, magari ignorando tutto ciò che ci circonda.

Quanti motociclisti sono rimasti vittime di portiere aperte all’improvviso, di urti contro auto che di colpo svoltavano, magari senza averlo segnalato; di veicoli che uscivano da laterali senza aver controllato a sufficienza? Questo è ciò che ha portato alla definizione della motocicletta come “veicolo pericoloso”, mentre invece sono personalmente convintissimo – nonostante lo scandalo che generano le mie parole quando lo affermo – che la moto sia più sicura dell’automobile, per il semplice fatto che la sua agilità, la sua potenza, i suoi freni e le sue dimensioni le permettono di porre rimedio a errori e di evitare più incidenti rispetto a veicoli più ingombranti che non hanno le stesse caratteristiche. Cioè tutti gli altri.

Quando mio figlio Leonardo, dopo aver guidato scooter e moto per alcuni anni, prese la patente B, mi premurai di dirgli: “Occhio che adesso tutto cambia: prima, in moto, un sorpasso sbagliato si poteva rimediare in qualche modo. Adesso un sorpasso sbagliato è un frontale”.

Chi va in motocicletta, a parte quegli scalmanati che hanno un oggetto sferico vuoto sul collo inutilmente protetto da un casco, sa benissimo che la sua vita quasi sempre dipende non tanto dalla sua abilità di guida, quanto dall’attenzione e dal rispetto di altri utenti della strada che lui non conosce, ma che deve sempre tenere in considerazione. Chi va in moto si abitua a ragionare anche con la testa degli altri che sono insieme a lui sulla strada. Se quest’abitudine diventasse comune a tutti gli utenti di qualsiasi veicolo, e anche ai pedoni, la strada sarebbe un paradiso, non un inferno.

 

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Rivoluzione culturale

I vecchi prototipi costano troppo, i loro surrogati non funzionano, le Superbike non può superare la MotoGP. Stabilito questo, non rimane che cambiare, ma serve il coraggio e la competenza per una mutazione radicale

Si ragiona tanto sulla modifica ai regolamenti della MotoGP per ridurne i costi, ma la strada che la Dorna ha attualmente imboccato – e che non piace ai tre soli costruttori che vi partecipano – porta solo alla dequalificazione della MotoGP, al suo snaturamento quale formula di massimo prestigio tecnico, rischiando in questo modo di ridurla a un surrogato del mondiale Superbike.
Fino ad oggi il più prestigioso campionato del motociclismo si è retto su tre argomenti dal fascino indiscutibile: massima tecnologia, piloti più veloci in assoluto, massima spettacolarità. La massima audience era solo la conseguenza della popolarità acquistata sfruttando al meglio i tre argomenti già citati.
Oggi non è più così: i primi due sono diventati la più grave fonte di problemi per il campionato, e la mancanza di soluzioni ha condannato il terzo. I costi alle stelle per la tecnologia e i pilotissimi in grado di sfruttarla stanno portando la MotoGP alle stalle.
La Dorna per alzare il livello dello spettacolo ha già distrutto le 125 e le 250 GP sostituendole con un monomarca 600 e un campionato 4T che può fare di tutto fuorché preparare i piloti al passaggio nelle categorie superiori. E non si rende conto che il problema non si risolverà nemmeno tagliando drasticamente la tecnologia dei prototipi a vantaggio delle CRT: in questo caso la tecnologia si trasferirà sulle CRT riportando presto i costi alle stelle, visto che è molto più impegnativo spremere oltre il massimo motori nati per la produzione in serie, piuttosto che partire da un foglio di carta bianco come si fa coi prototipi veri. Limiti tecnici anche per le CRT? Bene. Così la MotoGP diventerà la SBK, e ciao massimo campionato…
A mio parere è ora di pensare seriamente a una rivoluzione culturale, sia per la MotoGP, sia per la Superbike, e il momento non potrebbe essere più favorevole, visto che la società proprietaria dei due campionati è la stessa. I superprototipi non hanno più senso, mentre avrebbe un significato enorme dal punto di vista tecnico e del progresso ad esso legato, una formula legata al consumo e all’inquinamento. Prototipi veri, come le Case giapponesi vogliono ad ogni costo, capaci di esprimere una tecnologia trainante anche per la produzione delle moto, ma anche dei loro componenti più sofisticati. Un investimento costoso, ma giustificabilissimo se si considera il ritorno importante di immagine e soprattutto di know-how, non fine a se stesso ma applicabile al prodotto, per l’azienda. La SBK dal canto suo dovrebbe diventare una STK evoluta, come si predica da tempo, ma al momento senza essere ascoltati.
Ovviamente questi suggerimenti desteranno al massimo qualche sorrisetto di compatimento, posto che qualcuno degli interessati li legga. La cosa non mi preoccupa, Al massimo dovrebbe preoccupare loro, visto che cosa stanno combinando le loro competenti certezze…

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Come non farsi fregare dai gadget

Ero pazzo per la tecnologia moderna, poi un giorno entrai in biblioteca e scoprii che quella passata era altrettanto appassionante. E soprattutto utile per distinguere le “rivoluzioni” vere da quelle fasulle

Nelle ultime settimane ho partecipato a quattro grandi eventi “d’epoca”: la mostra “Desmo Story” nel bolognese, una grande asta a Montecarlo, dove è stata posta in vendita la collezione Ducati-Saltarelli, l’ASI Motocross Show di Imola e l’inaugurazione del museo Yamaha-Poggi di Villanova di Castenaso. Quattro iniziative molto diverse l’una dall’altra, ognuna di notevole rilievo, tutte incentrate sulla passione per la storia del motociclismo nei suoi diversi aspetti.
Questa ridondanza di impegni su questo specifico tema mi ha offerto l’occasione per riflettere. Molti nell’ambiente mi ritengono un impallinato di storia del motociclismo, il che nelle loro menti mi identifica come un innamorato solo del passato. Lo sono? No di certo. Sono sempre stato appassionato di tecnica, e la tecnica è progresso, modernità. Poi un giorno sono entrato nella biblioteca comunale della mia città e lì ho scoperto un mondo antico che perfettamente si accordava e completava la mia cultura del moderno, destando in me anche la voglia di immaginare, proprio alla luce del cammino già svolto e del presente, gli sviluppi futuri.
Mi piace moltissimo provare le moto più evolute, non solo in termini di prestazioni, ma anche di tecnica, estetica e processo produttivo (se aveste visto le saldature orrende delle prime giapponesi), però nel mio garage c’è una moto che spiega perfettamente il mio pensiero su ciò di cui sto parlando: una Honda CBX 1000 6 cilindri. Quando fu presentata me ne guardai bene dall’acquistarla: troppo pesante, inutilmente piena di cilindri e cavalli per i miei gusti più propensi alle moto leggere, agili e potenti. Poi, studiando la storia, capii che questa moto, senza freni, dalla stabilità precaria, dall’aerodinamica assurda a causa di quell’enorme bancata trasversale, e dal consumo semplicemente pazzesco, era la sublimazione della filosofia costruttiva che aveva portato le giapponesi a conquistare il mondo, ed era contemporaneamente il suo epilogo. Dopo la CBX i giapponesi cambiarono registro. In garage dunque ho un pezzo di storia del motociclismo fra i più significativi.
Davvero l’unico modo per apprezzare l’effettivo valore di un prodotto di ultimissima generazione è valutarlo anche nell’ottica di ciò che l’ha preceduto. Oggi più che mai, visto che “l’effimero a gestione elettronica” è imperante anche in campo tecnico proponendosi come indispensabile anche se molto spesso non lo è affatto.

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Terremoto e giornalismo

Il blog della settimana scorsa sui tragici fatti accaduti in Emilia non ha registrato interventi. Probabilmente qualcuno ha pensato che stessi speculando per fare “audience”. Lasciate che vi dica che cosa penso di questo modo di fare il mio mestiere…

La scorsa settimana ho sollevato il tema del terremoto. Tema di attualità sul quale ho registrato il record assoluto negativo di interventi da quando ho lanciato questo blog: uno in tutto.
Per me la libertà è il grande mito della vita, per cui ritengo che chiunque sia libero di applicarsi agli argomenti su cui ritiene di aver qualcosa da dire. Però sono anche convinto che non sia giusto chiudersi nel ghetto di una passione per la motocicletta: siamo motociclisti, sì, ma soprattutto siamo uomini. Per questo mi permetto ogni tanto di evadere dal tema principale per aprire una discussione su qualcosa che suppongo sia di interesse comune al di fuori della moto.
Il mio timore è che molti di voi abbiano pensato che parlavo del terremoto con l’intenzione di speculare su un fatto tragico, coinvolgente, allo scopo di fare “audience”. Considerato come il giornalismo odierno, specie quello televisivo, si avventi da avvoltoio su ogni fatto capace di sollecitare i lati meno nobili, oppure la commozione del pubblico, riempendo di banalità, al mio orecchio intollerabili, ogni commento, se avete pensato questo non riesco a darvi torto.
Però lasciatemi dire che non è il mio caso. Io contesto duramente e per primo questo modo di fare giornalismo. E non da oggi. Sono capitato in questo mestiere perché correvo in un momento in cui per contare i piloti che nel motomondiale guadagnavano tanto da vivere del loro mestiere bastavano le dita delle due mani. non me la cavavo male come pilota, così un editore mi accettò come giornalista, e questo mi ha consentito di guadagnare abbastanza da mantener famiglia restando nell’ambiente che mi appassionava e mi appassiona. Ma non mi ha mai obbligato a mentire al pubblico o a speculare sulle sue emozioni.
Questo solo volevo dirvi.

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Io, noi e il terremoto

Ne avevo sempre avvertite di scosse, almeno un paio all’anno nella mia zona. Ma questa era più forte di tutte. E mentre la mia casa ballava impazzita, a meno di 100 km crollava tutto e la gente moriva

Mi ero alzato presto martedì mattina per collegarmi via Skype con Luca Sordi che a Salt Lake City – 8 ore di fuso orario in meno di noi – stava scrivendo un articolo sulle corse del mondiale Superbike svoltesi lunedì al Miller Park. Aspettavo da lui le pagelle e intanto io rispondevo alle lettere di Dueruote nel piccolo ufficio che mi sono ricavato in casa, a Brisighella, in Romagna.
Ho sentito il pendolo battere le 9 e a quel punto la casa ha cominciato a sussultare e a muoversi. Ancora il terremoto – ho pensato subito. Era forte, più forte di tante altre volte. Istintivamente ho guardato il lampadario e ho visto che oscillava con un’escursione molto ampia. E non smetteva. Passavano i secondi e la casa continuava a muoversi, Io invece ero ancora fermo sulla mia poltroncina davanti al computer e mi chiedevo “Quanto durerà ancora?” “Riuscirà la casa a resistere?” “È arrivata la mia ora?”.

Paura? No. Per due motivi: primo – nella mia zona almeno un paio di scosse di terremoto all’anno ci fanno visita. E a volte sono forti, anche se non sono mai state distruttive, almeno da diversi secoli. Secondo – davanti ad un fenomeno come questo divento fatalista: so che se venisse la scossa rovinosa non avrei nessuna possibilità, o quasi, di salvarmi. Penso che il terremoto sia un evento, l’espressione di una forza davanti alla quale tutti ci sentiamo piccolissimi e indifesi. Non serve aver paura, bisogna solo sperare che passi senza fare danni. E confidare nella fortuna o in chi, a prescindere dalla tua assoluta impotenza, possa preservarti dal peggio.
In quello stesso momento, a meno di 100 km da casa mia crollavano case, chiese, capannoni e moriva gente. Perché loro e non io? E quando capiterà a me? Come si fa a dare una risposta ad una domanda di questo genere? Eppure ce la si pone.
La scossa era terminata da almeno 30” e i lampadari delle stanze si muovevano ancora. Onestamente una scossa così forte non me la ricordavo. O forse era stata pari a quella che mi aveva sorpreso parecchi anni fa nello stabilimento Paioli, proprio nella zona del bolognese vicina all’epicentro dell’odierno sisma. Una fabbrica nuova che si era messa improvvisamente a ballare con violenza inaudita; lì ricordo di aver visualizzato per la prima volta il terrore, l’ho visto negli occhi e nella fuga di un ex campione di cross che era accanto a me e che mi scavalcò letteralmente, spintonandomi come non avrebbe mai fatto, per guadagnare le scale e l’uscita.
Un sacco di pensieri certamente non allegri ti passano per la testa in questi frangenti. A me è capitato di pensare che se mi fosse crollata la casa addosso, scavando fra le macerie i soccorritori avrebbero trovato un numero incredibile di libri, annate di riviste di moto, e poi, sparse ovunque, foto in bianco e nero: Graham sulla AJS con cui vinse il primo titolo mondiale della 500, Duke sulla Gilera, Agostini con la MV, fino alle immagini più strane di trabiccoli dell’800. E avrebbero cercato di immaginare chi fossi stato e come fossi vissuto.
Certamente fra i tanti che nell’area compresa fra Ferrara, Bologna, Modena e Mantova hanno perso la casa e ciò che di prezioso e di intimo conteneva, ci sono tanti appassionati di moto. A loro e ovviamente non solo a loro, vada la nostra solidarietà. Non solo quella morale. Mi permetto di ricordarvi a questo punto che con ogni SMS al 45500 si donano due euro ai terremotati. Pochi? Se siamo tanti, avranno il loro peso e a noi peseranno invece praticamente nulla. Io, fortunato ad essere scampato, ho già composto più volte questo numero sul mio cellulare, e vi dico che ogni SMS inviato mi ha fatto sentire un po’ meglio.

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MotoGP: futuro Rossi? No, neri

La MotoGP non si è mai trovata in un abisso tanto profondo: ai problemi ben noti se ne sono aggiunti altri che certamente non migliorano la situazione. In Superbike invece la prima vittoria della BMW apre nuovi eccitanti scenari

Dall’inizio del mondiale MotoGP 2012 sono trascorsi già quattro gran premi. Pochi in realtà, ma sufficienti a capire come stanno andando le cose e a farsi un’idea di come andranno. Yamaha e Honda lottano per il titolo con Lorenzo e Stoner, come già si sapeva prima ancora del primo GP, gli altri fondamentalmente stanno a guardare e si accontentano di ciò che passa il convento. Di Rossi e la Ducati non dico nulla perché non c’è niente da dire: un secondo posto sul bagnato infatti non significa molto, visto che sull’asciutto c’è sempre 1” buono a separarli dai pretendenti alla vittoria. Un po’ di speranza di rinnovamento viene da Crutchlow, ma non vorrei che nel volgere di una o due stagioni si ammosciasse come è capitato a Spies e ad altri.
Scendiamo lungo la classifica e arriviamo oltre il decimo posto, dove troviamo le CRT, la grande novità della stagione. La più veloce di queste moto riempi-griglia si becca 3” al giro dal migliore dei prototipi e a fine gara passa sotto il traguardo con oltre un minuto di distacco. La più veloce, ripeto.
Il loro ruolo è ormai consolidato: gara a parte con nessuna possibilità di salire più in alto dell’ottavo posto nella più felice delle ipotesi. Quale sponsor vorrà investire su moto con questo potenziale di visibilità, considerato che comunque per mandarle in pista e mantenerle per una stagione occorrono anche in questo caso almeno un paio di milioni di euro? Se a tutto questo aggiungiamo l’annuncio del ritiro a fine stagione di Stoner e il passaggio dei diritti televisivi a Sky, ossia al satellite, difficile esimersi dal dire che la MotoGP è alla frutta.
Dall’altra parte – ossia il mondiale Superbike – c’è un campionato che costa molto meno (pur se sempre troppo…) con tanti pretendenti alla vittoria in ogni corsa, e un imminente futuro sugli schermi di Mediaset attraverso le normali antenne che tutti hanno sul tetto di casa. E non è tutto qui. Forse il passo avanti più significativo la Superbike lo sta facendo ora dopo la prima vittoria della BMW, che riapre gli orizzonti egemonici della Casa di Monaco e che creerà senz’altro qualche polemica ad alto livello nelle stanze dei bottoni giapponesi. Qualcuno a Tokyo e dintorni probabilmente rinfaccerà a qualcun altro di aver sottovalutato l’importanza della Superbike, specie alla luce di ciò che sta accadendo alla MotoGP. E se non accadrà, peggio per loro. Sì, perché la BMW insisterà adesso con rinnovato vigore e questo provocherà una reazione tra Ingolstadt e Borgo Panigale: se i nipponici, testardi sostenitori ad ogni costo della formula “prototipi”, continueranno a sottovalutare la Superbike, lo stesso non sarà per l’Audi, già favorevole alle corse per derivate in campo automobilistico, che non gradirà affatto l’affermazione della BMW e chiederà alla Ducati di raddoppiare gli sforzi per contrastarla. Magari riducendo o annullando l’impegno nella MotoGP.
Fantasie? Partigianeria a favore della Superbike? Pensatela come volete, ma se andate a riguardare ciò che ho scritto su questo blog negli ultimi due-tre anni, scoprirete che ciò che sta accadendo alla MotoGP l’avevo previsto da tempo. Forse porto sfortuna a Ezpeleta. O forse se la porta da solo…

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Stoner lascia? Mi piace!

Il grande campione è stanco di un ambiente che non gli piace più, che gli ha tolto la voglia di correre pur se ancora vincente. Per quanto mi riguarda lo capisco e lo ammiro

Stoner non si diverte più e ha deciso di ritirarsi? Come lo capisco! Ricordo perfettamente quando a Phillip Island, nella sua Australia, direi nel 2002, questo ragazzino mi venne presentato da Wayne Gardner col consiglio: “Tienilo d’occhio, perché ha la stoffa del campione”.
Era, appunto, un ragazzino. E la stessa cosa mi capitò a una festa di moto club, a Forlì, quando Loris Reggiani mi presentò il giovanissimo Marco Melandri, dandomi lo stesso consiglio. Poche settimane fa Davide Tardozzi mi ha fatto segnare il nome di un bambino – perché di un bambino ancora si tratta – assicurandomi che è un campione nato, e non solo perché vince a man bassa nelle minimoto, ma perché a suo giudizio – e non c’è dubbio che lui i campioni li conosca – ha anche il temperamento e la mentalità del talento naturale. Presto vedrò se ha colpito nel centro.
La generazione che è al potere nel motociclismo agonistico odierno è quella delle minimoto, è quella dei bambini cresciuti a pieghe, pistoni, telai ed elettronica. È quella dei campioni che a otto anni sanno già vincere e a dieci rilasciano interviste dichiarando con la massima serietà “Ieri non eravamo del tutto a posto, ma la squadra ha svolto un ottimo lavoro e questa mattina nel warm up le cose sono migliorate nettamente. Sono felice di aver ottenuto un eccellente risultato, soprattutto perché i miei avversari mi hanno impegnato al massimo. Questa comunque è solo una gara; la strada per il titolo è ancora lunga”.
Stoner è uno degli esponenti di spicco di questa generazione. Ha cominciato a correre prestissimo, probabilmente con una enorme passione, ma non per il motociclismo agonistico, bensì per questo gioco diverso, affascinante, coinvolgente, che lo proiettava con autorevolezza nel mondo fatato dei grandi, che lo poneva su un piano ben più elevato rispetto ai suoi coetanei. La passione che può esprimere un bambino è enormemente diversa da quella di un ventenne: si chiamano allo stesso modo, ma non sono nemmeno parenti.
La precocità ormai eccessiva con cui questi talenti vengono selezionati verso il loro destino fa sì che la carriera venga anticipata tanto da concludersi necessariamente prima di quanto era usuale anni fa. Non accade solo nel motociclismo, ma anche in altri sport, come ad esempio la ginnastica artistica. E Stoner in questo parallelo mi richiama alla mente Nadia Comaneci, un autentico fenomeno che pagò pesantemente i pochi anni in cui il mondo intero l’aveva celebrata.
Io penso che Casey sia stanco di questo ambiente che gli ha dato sì la fama, la ricchezza, ma che l’ha anche spremuto a fondo mandandolo in crisi più volte. Lui non è Valentino Rossi, non è poliedrico, non sa far innamorare la gente, non ama i giornalisti che a loro volta non lo amano, anzi quasi ridicolizzano la sua incapacità di essere “personaggio”.
Lui e la televisione sono agli antipodi, come l’Italia e l’Australia. E la televisione oggi detta le regole, a mio parere perverse, che hanno trasformato lo sport, così come il costume e anche il giornalismo. In questo, Stoner ed io abbiamo qualcosa in comune: siamo stanchi di un mestiere che abbiamo tanto amato e del quale non apprezziamo l’evoluzione. Adesso il grande campione, così come fece il politico Cincinnato all’epoca degli antichi romani, ha deciso di lasciare la vita pubblica e di rifugiarsi nel privato. E annuncia che si porrà altri obiettivi. Come si dice su Facebook? Mi piace!
L’unica cosa che non mi piacerebbe sarebbe un ritorno. Pino Allievi, giornalista bravo, esperto e riflessivo della Gazzetta, lo prevede, e forse ha ragione: passare dai riflettori sempre accesi all’isolamento è difficile, ma se c’è qualcuno che può farcela, si chiama Stoner.

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Asfalto bagnato. Si corre?

A Monza in occasione del GP d’Italia SBK abbiamo assistito ad una commedia già vista più volte. Per i piloti più noti la pista era inagibile, mentre per i comprimari e per gli organizzatori si poteva correre. Che fare?

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Fuoriclasse: che vuol dire?

Le parole hanno un significato. Se lo si stravolge si cade nell’anarchia e si producono gravi danni. Applichiamo questo ragionamento au un caso sportivo all’ordine del giorno…

Vi sembra logico e giusto che un top manager di Stato, strapagatissimo di stipendio e benefit, assunto per risanare un’azienda pubblica, una volta fallito il suo compito, anzi dopo averne ingigantito i problemi finanziari e strutturali, se ne possa uscire con una liquidazione di milioni e milioni di euro? So che nessuno mi dirà “sì”.
Vi sembra logico e giusto che vengano elargite ai partiti cifre astronomiche come “Rimborso spese”, e poi si scopra che in realtà le spese effettive sono un terzo, o addirittura un decimo di quando “rimborsato”? So che nessuno mi dirà “sì”.
Se non siamo impazziti tutti, ci deve essere una corrispondenza fra i risultati del proprio lavoro e il compenso che si riceve. Ci deve essere una corrispondenza fra il significato di una parola e l’uso che se ne fa.
Perché altrimenti, quando l’idraulico entra in casa nostra per riparare un tubo che perde non lo paghiamo subito? Invece no, aspettiamo che abbia finito, diamo un’occhiata alla sua opera e al risultato finale, quindi mettiamo mano al portafoglio.
Oppure… Sono andato da Faenza a Bologna con la mia macchina e chiedo il rimborso spese alla mia ditta per 1200 Km, quando tutti sanno che andata e ritorno sono 120, pensate che l’amministrazione me lo pagherà senza fiatare?
OK. Arrivo al dunque. Non farò nomi perché ritengo che questi ragionamenti possano – anzi debbano – essere validi a prescindere dalle persone a cui si riferiscono. Una Casa motociclistica assume un grandissimo campione e lo paga – giustamente – in proporzione alla fama di cui gode. È un indiscusso fuoriclasse e nessuno si scandalizza per i milioni di euro che entrano nel suo conto corrente. Dopo più di un anno di corse, i risultati, insufficienti fin dall’inizio, peggiorano in modo esponenziale: il campionissimo comincia addirittura a prendere sonore paghe dal compagno di squadra, pagato enormemente di meno, e – indisposto naturalmente a fare autocritica – dà la colpa alla moto e al team danneggiandone la reputazione e creando una situazione di grave tensione interna che certamente rende ancor più difficili le cose.
Sabato scorso a Imola, in occasione dell’evento dei 40 anni della Clinica Mobile, una decina di campioni del motociclismo, fra cui diversi iridati, discutevano liberamente fra loro di questo caso. Erano tutti d’accordo su un punto: vuoi essere pagato da fuoriclasse? Devi essere un fuoriclasse, senza se e senza ma. Altrimenti restituisci quanto hai ingiustamente preteso. Semplice, quasi banale, ma più che giusto. È la moto che non va? Può essere, anzi succede spesso, ma in questo caso se il gregario la porta al sesto posto, il fuoriclasse la deve portare almeno al quinto.
Sì, ma… però… Chiacchiere.

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