di Luigi Rivola | Postato in Aziende
All’opposto del malefico detto “Ducati soldi buttati”, i tedeschi della Volkswagen hanno ritenuto la Casa di Borgo Panigale un’eccellente opportunità. Che cosa hanno comprato? Un’azienda ricca di immagine e di capacità di guardare avanti
Da due giorni la Ducati è ufficialmente entrata a far parte del Gruppo Volkswagen. L’ennesimo passaggio di proprietà, ma forse anche – e finalmente – quello che dovrebbe garantirle un futuro pieno di prospettive e senza più bisogno di cambiare famiglia.
Pensate un po’: quando, nel 1970, mi recavo a Borgo Panigale a comprare pezzi di ricambio per la mia Ducati 250 Mach 1 “carter stretti” da corsa, l’azienda era in mano all’EFIM, un ente finanziario dello stato italiano al quale apparteneva dal dopoguerra e che ne aveva affidato la gestione ad altre sue industrie: prima la Breda, poi l’Isotta Fraschini, con strategie produttive che di volta in volta privilegiavano i motorini ausiliari, poi le motociclette, poi i motori diesel, quelli marini, i gruppi elettrogeni, quindi nuovamente le moto. Il tutto nel volgere di pochi anni e con continuo cambio di manager al vertice. Durante la gestione EFIM la Ducati fu affiancata alla MV Agusta e si riaffacciò l’idea di abbandonare la produzione motociclistica a favore di quella dei diesel, specialmente dopo che il solito manager di Stato decise di inserirla nel Gruppo VM di Cento, specializzato nella produzione di motori diesel per auto e marini.
Finalmente, nel 1983, l’IRI (Istituto di Ricostruzione Industriale) la cedette ai fratelli Claudio e Gianfranco Castiglioni, che diedero notevole impulso al rilancio dell’azienda sia inserendo nella gamma nuovi e validi modelli di moto, sia investendo considerevolmente e con successo nelle competizioni internazionali di velocità.
Tredici anni durò la gestione Castiglioni, la più duratura del dopoguerra, poi la Ducati passò ancora una volta di mano diventando proprietà del fondo americano Texas Pacific Group e di altri investitori di minoranza. Dal 2006 era in possesso del Gruppo finanziario Investindustrial che ora l’ha ceduta all’Audi.
Il comunicato con cui Investindustrial ha ufficializzato la vendita è molto, troppo, autocelebrativo. Nessuno nega il buon lavoro svolto, ma se nonostante tutte le traversie illustrate la Ducati è riuscita a crearsi un’immagine tanto alta e solida da diventare appetibile per un colosso industriale tedesco, il merito è da attribuire equamente alle gestioni Castiglioni, TPG e Investindustrial. Dal 1983 a oggi la Ducati si è trasformata da un’azienda che lottava eternamente per sopravvivere a una capace di reagire ed attaccare sui due fronti che nel suo ambiente operativo generano immagine: il prodotto e le competizioni. Debiti? Certo. Tanti, troppi. Ma in Italia ormai è abitudine degli imprenditori sopravvalutare la finanza a scapito del prodotto, così si perde competitività sul mercato. E a questo punto non c’è finanza che tenga.
L’immagine, a differenza di quanto comunemente si crede, non appartiene al fugace mondo dell’apparire, bensì a quello concretissimo dell’essere: è il consolidato di un pubblico giudizio maturato negli anni. Nel caso della Ducati l’immagine era negativa ai tempi della gestione statale, a causa di un prodotto qualitativamente non soddisfacente e di una politica sportiva spesso improvvisata. Dal 1983 in avanti la qualità è progressivamente migliorata, il design dei modelli ha raggiunto l’eccellenza e nel mondiale Superbike le vittorie sono diventate sistematiche. Il culmine è stato toccato con la conquista del titolo iridato MotoGP nel 2007, un’impresa di portata storica che non è nata dal nulla, ma da trent’anni di faticosa crescita tecnica.
Io penso che a convincere la Volkswagen dell’opportunità di adottare la Ducati sia stato questo percorso, con la capacità maturata di cogliere costantemente traguardi sul piano industriale e sportivo. Avrà certo controllato con scrupolo teutonico la situazione finanziaria, ed è indubbio merito di Investindustrial se l’ha trovata anch’essa in netto miglioramento rispetto al passato, ma ciò che il Gruppo tedesco ha acquistato è l’immagine della Ducati, con ciò che esprime.
Che cosa accadrà adesso? Personalmente ritengo che possano esserci novità al vertice, per il normale insediamento di uomini della nuova proprietà in alcuni posti-chiave, ma che tutto procederà come prima: un “padrone” intelligente non stravolge ciò che funziona bene. Semmai bisognerà stare a vedere che cosa succederà nell’unico settore della Ducati che attualmente genera problemi di una certa gravità, ossia il reparto corse MotoGP col suo difficile rapporto con lo strapagatissimo e per ora insufficiente Valentino Rossi. Forse vorranno stare alla finestra fino al termine di questo campionato, sperando che tutto si risolva positivamente prima di questa scadenza, oppure decideranno di intervenire prima per impedire una rovinosa perdita di immagine. Non lo so. Anch’io starò alla finestra.
di AndreaGL1800 | 11 Maggio 2012 h. 11:13
Concordo in pieno.
Ed ecco che potrebbe emergere la bravura di chi, pur con moto inferiore, accelera il “giusto”, ha la dovuta “sensibilità”.
2 domeniche fa ci siamo fatti 500km sotto la pioggia, con moto non certo maneggevoli, senza elettronica “made in NASA”, con bagaglio e passeggero, su statali trafficate di auto.
Ho accelerato molto meno, sono stato più attento, ci ho messo il triplo del tempo, ma sono tornato.
Un top rider con 10 meccanici e ingegneri al seguito, 38 mappature e giroscopi, gomme slick/intagliate/rain/soft/ e spalsh … non riesce a dosare il gas in modo appropriato per 100km su pista dedicata?
Chiaro che se va a manetta rischia di cadere; ma si chiamano piloti perchè devono … pilotare, devono saper portare una moto non “roboticamente”, ma con la dovuta sensibilità e capacità.
Anche io se vado a manetta (e anche a molto meno) rischio di cadere! E non per un compenso da top rider, ma per pura passione (o scemenza, visto lo stato in cui sono arrivato dopo ore di acqua).
La condizione di parziale bagnato, comporta una difficile scelta?
Ma non perchè non si possa correre!
Semplicemente perchè se monti le gomme rain, si disfano dopo 40km!
E allora?
Sei un pilota e hai un team alle spalle: decidete se viaggiare più piano e provare ad arrivare in fondo con la gomma, o se tirare e fermarsi a metà per montare una eventuale slick o altra rain. Una cosa tipo … pit stop.
E perchè Monza è diversa da altre piste? Perchè si raggiungono i 320? o i 330?
Non penso che in altre piste da 315 sia così diverso ….
Se vogliamo iniziare a discutere per ogni più piccolo imprevisto …. allora convertiamoci al calcio.
di principe0602 | 11 Maggio 2012 h. 11:17
Caro Gigi, sono stato molto critico nei confronti di un paio di piloti in altra parte di questo web, sono 25 anni che seguo le gare di SBK e ricordo situazioni molto peggiori di quelle vista a Monza, quante volte in Inghilterra e in Australia si e` corso sotto un diluvio? PERO`..ho corso a Monza (in auto) sul bagnato e ci sono 2 tipi di asfalto completamente differenti, uno piu` granuloso che ha una aderenza normale e un altro molto piu` liscio che sembra vetro, dove e` un problema tenere in strada una macchina, figuriamoci una moto. Non so se nel frattempo Monza sia stata completamente riasfaltata, e se cosi`fosse ritiro tutto, ma se no devono riasfaltare il manto stradale totalmente in modo che in caso di pioggia i corridori sanno a cosa vanno incontro. Il problema degli alberi che lasciano alcuni tratti piu` umidi? Beh questo problema c’e`per tutti, non solo per qualcuno. Concludo suggerendo che in questi casi ci dovrebbe essere una commissione indipendente che decide il da farsi, non 5 piloti di cui 2 avevano problemi con la moto. E comunque la sicurezza dei piloti e` sempre la cosa piu`importante.
di ga0102 | 11 Maggio 2012 h. 12:12
Io non discuto la decisione di rimandare la partenza, quando la pista era “a chiazze”. Mi sembra invece assurdo che non si sia corso quando è iniziato a piovere seriamente e la pista era completamente bagnata. Hanno fatto una ricognizione con le due Alfa rosse e, a quel punto, si poteva e si doveva correre con le rain, dichiarando la gara “bagnata”. Secondo me, il fatto che si corresse in Italia e che proprio Biaggi e Melandri, cioè i nostri portacolori più titolati, non avrebbero potuto prendere il via per motivi tecnici ha influito, in quale percentuale nessuno può saperlo, sulla decisione di annullare Gara1. Magari mi sbaglio, ma, come diceva quello, a pensar male si fà peccato, ma spesso s’indovina.
di alessandro.tiri | 11 Maggio 2012 h. 15:26
Sono perfettamente d’accordo: con pista umida si parte con intermedie tutti, con pista bagnata si parte con rain tutti. Poi ognuno fa la sua corsa e se la pista si asciuga o viene di nuovo a piovere cambia la moto e mette le gomme che piu’ gli convengono. Quello che e’ successo a Monza e’ stato uno schifo: la maggioranza dei piloti reputa la pista pericolosa e la direzione si incazza e li costringe a partire dopo soli 10 minuti. L’altra cosa piu’ stupida che schifosa e’ che i piloti giovani hanno ritenuto di poter correre per ingraziarsi i dirigenti: non avrei mai immaginato che anche nelle corse motociclistiche ci fossero queste cose. Non capiscono che sono considerati carne da cannone e se non ci pensano da soli alla loro sicurezza faranno tutti una brutta fine.
di ciupius | 11 Maggio 2012 h. 15:34
sono toto corde d’accordo con quanto scritto nell’articolo e con la sua conclusione. nel limite del possibile bisognava correre. Saluti
di pegasox0701 | 11 Maggio 2012 h. 19:03
Caro Luigi, la mia riflessione, credo, è fin troppo banale. Con tre tipi di coperture a disposizione - slick, intermedie, rain - penso che si possa correre su qualunque pista in qualunque condizione, a meno di un diluvio universale improvviso. Per cui credo che la SBK non ne sia uscita molto bene da un punto di vista dell’immagine. Giusto ascoltare i piloti, ma giusta anche imporre una scelta precisa: pista bagnata? Rain. A chiazze? Intermedie. Asciutta? quel che vi pare…! No?
di Trustno10106 | 13 Maggio 2012 h. 00:45
non sarebbe bastato dichiarare “gara bagnata”? Sarebbero partiti con gomme a loro scelta e possibilità di cambiarle, giusto?